Non è soltanto la povertà che preoccupa, ma la fatica crescente di lavorare e non riuscire comunque a vivere con serenità.
È questa la condizione che oggi accomuna migliaia di lavoratrici e lavoratori delle Funzioni Centrali, enti locali, sanità pubblica e privata , terzo settore . Una realtà che spesso sfugge alle statistiche, ma che emerge chiaramente parlando con chi ogni giorno garantisce servizi essenziali ai cittadini: dagli sportelli comunali alla polizia locale, dagli operatori amministrativi ai servizi educativi e sociali, ai servizi sanitari eccetera.
L’inflazione degli ultimi anni ha lasciato un segno profondo. Le retribuzioni del comparti di cui sopra, pur interessate dai rinnovi contrattuali, o addirittura che non rinnovano contratti da anni , non hanno recuperato interamente la perdita di potere d’acquisto accumulata. Il risultato è che molti lavoratori pubblici e privati che noi seguiamo sindacalmente , si trovano oggi ad affrontare costi sempre più elevati per abitazione, trasporti, energia e servizi senza vedere una corrispondente crescita del proprio reddito disponibile. Le tensioni internazionali contribuiscono al peggioramento delle condizioni di tutti i lavoratori, mentre la politica resta a guardare e dimostra ogni giorni di non avere gli strumenti, le competenze e le personalità adatte a porre rimedio a una situazione che precipita ogni giorno più in basso. A maggior ragione, in questo momento storico, il sindacato deve saper fare la propria parte.
Oltre la retorica degli aumenti contrattuali
Rivendicare aumenti salariali resta una necessità imprescindibile.
Tuttavia, limitarsi a questa richiesta significa affrontare soltanto una parte del problema. Il sindacato ha il dovere di guardare oltre e di elaborare soluzioni che incidano concretamente sulla qualità della vita delle persone.
Per questo è necessario sviluppare una nuova stagione contrattuale che non si misuri esclusivamente sui trattamenti economici, ma anche sulla capacità di ridurre i costi che gravano quotidianamente sui lavoratori. Non basta guadagnare qualcosa in più, ma occorre spendere meno per lavorare.
La contrattazione integrativa deve valorizzare tutti gli strumenti di welfare previsti dal contratto nazionale: sostegni alla genitorialità, contributi per attività educative e formative dei figli, servizi di assistenza, coperture sanitarie integrative e misure di conciliazione vita-lavoro. Ogni euro recuperato attraverso il welfare rappresenta una risposta concreta all’erosione del potere d’acquisto.
Una nuova organizzazione del lavoro e il diritto alla mobilità sostenibile
In questo contesto, lo smart working rappresenta uno strumento fondamentale.
Troppo spesso il lavoro agile viene affrontato attraverso posizioni ideologiche o con una visione limitata alla semplice flessibilità organizzativa. In realtà esso costituisce una leva di welfare moderna e concreta. Meno spostamenti quotidiani significano meno carburante, meno costi di manutenzione dell’auto, meno tempo trascorso nel traffico e una migliore conciliazione tra vita e lavoro. Occorre quindi consolidare e ampliare il ricorso al lavoro agile per tutte le attività compatibili, superando resistenze culturali ormai anacronistiche. La contrattazione decentrata deve individuare modelli organizzativi che consentano una maggiore flessibilità senza compromettere la qualità dei servizi erogati ai cittadini.
Serve inoltre una forte iniziativa sul fronte della mobilità. I lavoratori devono poter accedere ad abbonamenti agevolati al trasporto pubblico locale attraverso accordi tra datori di lavoro, aziende di trasporto e organizzazioni sindacali. In un mondo sempre più caldo, ciascuno deve poter essere messo nelle migliori condizioni per poter fare la propria parte e i soggetti pubblici devono essere in prima linea per promuovere un sempre più necessario, repentino, cambiamento delle abitudini di tutti.
Il sindacato deve accompagnare questo cambiamento, valorizzando tutte le potenzialità offerte dal lavoro agile e dalle tecnologie digitali e promuovendo una cultura organizzativa orientata ai risultati e non alla semplice presenza fisica.
Un ulteriore terreno di contrattazione riguarda l’organizzazione degli orari di lavoro: l’ampliamento delle fasce di flessibilità in entrata e in uscita e la programmazione degli orari in funzione delle effettive esigenze dei servizi possono contribuire a ridurre costi e disagi per i dipendenti, migliorando al contempo il benessere organizzativo.
Il nuovo ruolo del sindacato
Di fronte al carovita, il sindacato non può limitarsi a denunciare, ma deve avanzare proposte, diventare protagonista di una contrattazione che tenga insieme salario, welfare, organizzazione del lavoro e qualità della vita. La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: trasformare il concetto di tutela del lavoratore in un sistema integrato di diritti, opportunità e strumenti capaci di restituire valore al lavoro pubblico.
La Pubblica Amministrazione come laboratorio di innovazione sociale
La Pubblica Amministrazione può e deve diventare il laboratorio di questa trasformazione.
Il mondo Ministeriale , i Comuni, le Province e le Città Metropolitane rappresentano il luogo ideale per sperimentare forme avanzate di welfare organizzativo, modelli di lavoro più flessibili e politiche che sostengano concretamente il potere d’acquisto dei dipendenti.
Difendere il lavoro oggi significa difendere il reddito reale delle persone, il loro tempo, la loro mobilità e la loro qualità della vita. Questa è la contrattazione che serve, la sfida che ci attende. Questa è la nuova frontiera dell’azione sindacale negli enti locali.
L’art. 3 della Costituzione ci ricorda che “È compito delle istituzioni e delle parti sociali rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l’uguaglianza delle persone”. Oggi il carovita è uno di quegli ostacoli e la contrattazione deve tornare a essere uno degli strumenti per rimuoverlo.
