Riprendiamo l’ormai celebre frase «Whatever it takes», pronunciata dall’allora presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi e divenuta simbolo della difesa dell’euro e dell’Unione monetaria. Perché l’economia è importante, ma la sicurezza nei luoghi di lavoro lo è ancora di più.
Si tratta di una necessità sempre più avvertita dalla Direzione di ARTI e, soprattutto, dalle dipendenti, dai dipendenti, dalle collaboratrici e dai collaboratori, sempre più esposti ad aggressioni non soltanto verbali, ma talvolta anche fisiche, da parte di una fascia fortunatamente minoritaria dell’utenza che si rivolge agli sportelli dei Centri per l’impiego nella speranza di trovare risposte alle proprie necessità lavorative e sociali.
Proprio alla luce dei cambiamenti avvenuti negli ultimi anni, come UILPA poniamo all’attenzione della Direzione di ARTI e, in primo luogo, dell’Amministrazione regionale, la necessità di aggiornare il sistema e le procedure riguardanti la sicurezza negli uffici dell’Agenzia regionale per il lavoro.
Gli oltre 54 Centri per l’impiego presenti sul territorio rappresentano anche l’immagine della Regione Toscana e costituiscono un importante punto di incontro e di accoglienza per le fasce più fragili della popolazione.
Negli ultimi anni i CPI hanno modificato e ampliato notevolmente i servizi offerti alla cittadinanza. Non gestiscono più soltanto procedimenti finalizzati alla ricerca o al mantenimento di un posto di lavoro, ma anche pratiche connesse a incentivi e sostegni economici previsti dalla normativa regionale e nazionale.
Sempre più spesso queste attività fanno parte di istruttorie collegate a procedure gestite da altri enti operanti in ambito sociale o assistenziale. In molti casi, gli operatori dei Centri per l’impiego rappresentano le sole persone fisiche con cui gli utenti riescono concretamente a parlare e sulle quali, purtroppo, finiscono per riversare la propria frustrazione nei confronti di una burocrazia che spesso non comprendono.
Anche la composizione dell’utenza è profondamente cambiata. Gestire le necessità di persone provenienti da Paesi non europei, con culture e tradizioni differenti e talvolta segnate dagli sfruttamenti subiti, rende ancora più complesso il dialogo e il percorso verso la soluzione dei problemi legati alla ricerca di un lavoro dignitoso.
Le operatrici e gli operatori dei CPI hanno sempre garantito e continueranno a garantire il proprio impegno, nonostante le recenti accuse pretestuose e infondate avanzate da alcune forze politiche. In un contesto profondamente mutato, tuttavia, questo impegno deve essere sostenuto da azioni concrete capaci di tutelare la tranquillità e la sicurezza sia di chi lavora sia di chi accede ai Centri per l’impiego.
I CPI devono ormai essere considerati veri e propri «punti critici», al pari di altre strutture pubbliche – come quelle sanitarie e scolastiche – chiamate quotidianamente a ricevere e gestire le tensioni generate dall’attuale crisi sociale ed economica.
Come UILPA chiediamo pertanto:
- una revisione, a livello di Agenzia regionale per il lavoro, delle procedure per la gestione del rischio di aggressione, riconoscendo nella lavoratrice o nel lavoratore coinvolto il soggetto principale della procedura. Ogni episodio dovrà essere comunicato anche ai Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS);
- l’attivazione sistematica delle procedure e l’istituzione di un sistema centralizzato di raccolta e monitoraggio degli episodi, anche da parte della Regione Toscana, attraverso una mappatura dei reali fattori di rischio presenti negli uffici;
- l’individuazione, all’interno dei CPI, di figure specificamente formate per gestire con immediatezza le procedure di allerta in caso di aggressione e, quando necessario, richiedere l’intervento delle Forze dell’ordine;
- l’installazione di telecamere nelle aree di accesso al pubblico;
- la sottoscrizione di specifici protocolli di intervento con le strutture territoriali delle Forze dell’ordine;
- l’introduzione, attraverso appositi bandi analoghi a quelli già attivati nella sanità regionale, della figura del «facilitatore» negli uffici di ARTI aperti al pubblico. A questa figura dovrebbero essere affidati i compiti di migliorare l’accoglienza, fornire informazioni e contenere le tensioni che potrebbero sfociare in aggressioni o tentativi di aggressione, verbali o fisiche.
La sicurezza di chi lavora e di chi accede ai servizi pubblici non può essere considerata secondaria: occorre mettere in campo «qualunque cosa serva».

