“E che farà l’uomo quando le macchine faranno tutto? Si accorgerà, allora che il così detto progresso non ha nulla a che fare con la felicità?”
Così scriveva Pirandello ne “Il Fu Mattia Pascal”. Antesignano di tempi e cicli storici, a lui sconosciuti. Ma si sa, le personalità geniali possiedono la capacità di visione.
Proprio questa capacità serve per analizzare in maniera razionale e dialettica, il tema dell’Intelligenza Artificiale (AI) applicata al mondo del lavoro e la ridefinizione del ruolo della pratica sindacale in un mondo così, sempre più complesso.
Oltre la retorica sull’Intelligenza Artificiale
L’argomentazione dell’impiego dell’AI negli ambiti lavorativi ha assunto ormai una retorica a tratti superficiale rispetto alla profondità che tale argomento merita nella sua trattazione.
Si legge, ormai dovunque, delle drastiche riduzioni dei posti di lavoro, della disumanizzazione dei processi lavorativi , della perdita della dignità del lavoro e, poi, c’è una retorica ancora più pericolosa; quella fatta dagli stessi sindacati, quelli urlanti, scarsi in dialettica e cultura trasversale; i quali, trattano l’argomento AI, in termini di “controllo” e meccanicismo del ragionamento: per questi, l’introduzione dell’AI in ambito lavorativo dovrebbe semplicemente permettere al lavoratore di avere più tempo da dedicare al di fuori dell’ambito lavorativo.
Tutto assolutamente corretto. Se ci fermiamo ai primi livelli di argomentazione.
Non è il nostro modo di ragionare.
Un salto evolutivo-qualitativo
Secondo noi, l’introduzione e la diffusione dell’AI nel mondo del lavoro, spinge ad un salto evolutivo-qualitativo.
Krivkovich e Madgavkar, nello loro studio su Mckinsey , deducono proprio questo: l’AI semplifica, automatizza e riduce il tempo e gli impieghi meccanici, ma lascia completamente da riprogettare le skills che prevedono l’impiego del pensiero critico, la negoziazione , la relazione e quindi la leadership.
Di fatto, l’AI, contrariamente a quanto la retorica sindacale di vetusto impianto dialettico, asserisce: spinge alla riprogettazione del sistema lavoro nell’applicazione di una leadership che impiega l’AI come leva culturale-organizzativa.
In tale ottica, l’AI diventa una matrice che crea valore nel lavoro dell’uomo, permettendone lo sviluppo dell’autorealizzazione e non permette soltanto il soddisfacimento dei bisogni primari della sopravvivenza: diventa un modello di controllo della sostanziale coerenza organizzativa.
Custodire l’umano nella trasformazione
Come nella Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, nuova Dottrina Sociale della Chiesa, si deve “custodire l’umano nella trasformazione” attraverso la valorizzazione del lavoro dell’uomo che crea significato alla dignità umana.
L’ Uomo si autorealizza, si eleva e di fatto, si rende libero; a garanzia della concretizzazione della giustizia sociale.
Ed è sempre Papa Leone XIV che in tale cornice suggerisce il nuovo ruolo del sindacato: garante di tale giustizia sociale e motore del riconoscimento del valore dell’uomo attraverso il lavoro.
Un nuovo ruolo per il sindacato
Espandendo l’argomentazione della Magnifica Humanitas, ci spingiamo a dichiarare un nuovo ruolo del lavoro sindacale.
Il sindacato è la leva che deve creare cultura organizzativa; l’attuazione delle norme contrattuali che recepiscono i cicli storici che soddisfano i bisogni umani, dagli essenziali a quelli che determinano la libertà del lavoratore nell’autorealizzazione umana.
La negoziazione contrattuale si teorizza e concretizza con tale logica. Ed è compito del sindacato comunicare e attuare tutto questo.
Il sindacato è tessuto sociale che deve finalizzare le proprie iniziative e proposte alla creazione del motore del cambiamento del ciclo storico del lavoro.
La Pubblica Amministrazione e la res publica
La pubblica amministrazione nella sua essenza di res publica rappresenta l’ambito in cui maggiormente quanto sopra esposto, dimostra le ricadute immediate; perché per definizione organizzazione sociale di tutti e per tutti.
L’universalità del progresso culturale è garanzia di eticità della giustizia sociale e, rappresenta il nucleo più profondo del fare sindacato.
La UIL FP Toscana , vi riaccoglie dopo la pausa estiva, anticipando con tale riflessione una serie di iniziative che concretizzano quanto esposto.
